Basta fare promesse che non so se posso mantenere.
Mettiamola così, ho una mezza intenzione di tornare a scrivere qualcosa. Ho troppe cose da dover sopportare e non abbastanza valvole di sfogo. Potrei tornare, ma potrei anche non farlo. Voi passate ogni tanto, buttate un occhio, che magari qualcosa di nuovo c'è scritto
Per ora andatevi a guardare il mio contributo alla Taverna dei Gufi. Per i commenti eventuali, ci si sente lì , o qui, o fate come volete.
Mi sono iscritto a Facebook. Ti accorgi che è l'inizio della fine quando passi più di due ore filate a farti gli affari degli altri e a cercare gente che non vedi da almeno cinque anni, solo per il gusto di vedere che faccia hanno ora.
Per fare un buon MRCwasHere, da sorseggiare nelle calde sere d'estate basta prendere:
Agitate bene, e servite con ghiaccio in un bicchiere freddo.
p.s. Ringrazio le persone che mi circondano che hanno individuato gli ingredienti dopo attenta analisi della mia persona.
Ho troppe cose da fare e non ho voglia di fare un cazzo.
Qualcuno sa un metodo certo per autoconvincersi a svolgere i propri doveri?
Sono un paio di mesi che sto pensando di scrivere un libro. In realtà non è proprio un libro, per ora è più una storia, visto che non ho idea di quanto potrà venir fuori lunga.
Anzi ad essere sinceri è l'idea di una storia: diciamo un inizio, una fine e qualche pezzetto nel mezzo.
Anche se a dirla tutta la cosa non è proprio delineata, é più una serie di scene di un film che nessuno ha ancora girato, con gli appunti del regista e dello sceneggiatore in sottofondo.
Però concretamente è solo un foglio di carta con annotati dei punti e tutta una serie di immagini, dialoghi, scene che mi vengono in mente nei momenti più strani della giornata.
L'unica cosa che sembra abbastanza certa è che sarà un'avventura, una come quelle dei romanzi dell'800, ma ambientata nei giorni nostri, in un posto dove non sono mai stato.
Però ci sono una serie di dubbi che mi attanagliano. Ad esempio penso che ci dovrei mettere qualcosa di autobiografico dentro, magari per rendere più reali le situazioni, ma non ne sono poi così convinto.
Oppure penso al tono che dovrebbe avere il racconto, se più frivolo e fantasioso o più serio e concreto.
Mi chiedo se dovrei informarmi in maniera approfondita sui luoghi, magari andarli a vedere di persona, oppure inventare. Rifletto sul fatto che forse poi nessuno sarà interessato a leggere la mia opera e che in fondo non c'è un vero motivo o un qualche significato particolare che vorrei dare alla storia.
E poi soprattutto, non avendo mai intrapreso un progetto simile, mi chiedo da dove iniziare? Fare una scaletta e scrivere, oppure decidere i capitoli attentamente? Delineare i personaggi o inventare mano mano. Scrivere al computer, o a mano? Mi terrorizza l'idea di scrivere pezzi differenti quando ho umori differenti, ci sarebbero degli stranissimi cambi di tono.
Eppure quando intervistano qualcuno che scrive sembra sempre tutto così semplice. Perché mi vengono in mente sempre cose complicate?
Secondo la famosa teoria del: "Se si muove autonomamente, allora è commestibile", e grazie all'ispirazione fornita dai commenti di Etromal nel post Semplice Paranoia, ecco per voi una ricetta Croata semplice semplice, per cucinare tutti i rospi che siete costretti ad ingoiare.
Alla fine è meglio un rospo cotto e saporito, che uno crudo viscido e potenzialmente velenoso (ehmm si, i rospi spesso e volentieri secernono tossine per difesa che non fanno proprio bene alla salute).
Tagliate (macinate) la carne di rospo. Aggiungete il pane, l'uovo, la scorza di limone e il succo, prezzemolo, sale e pepe.
Formate le polpette e frigettele con olio caldo.
Per il contorno:
Bollite il radicchio e le patate tagliate a fette, e quando è tutto cotto schiacciatele con la forchetta. Mettete in una pentola olio di oliva, aglio, radicchio e le patate. Aggiungete sale e pepe.
Mi raccomando, aspetto di sapere com'è oppure di sapere dove trovare la carne di rospo.
Per dovere di cronaca, la ricetta è presa dal sito InCroazia.net
Un ringraziamento speciale a Google che mi permette di perdere tempo a cercare cazzate su internet. Grazie Google che assecondi la mia malattia mentale.
Volevo avvisarvi che sono stato invitato a partecipare ad una simpatica iniziativa su questo blog collettivo:
In breve si tratta di scrivere dei post con un tema differente ogni volta, scelto da altri partecipanti, che verranno lì pubblicati.
Mi raccomando, andate almeno a dare un'occhiata.
E' già un po' di tempo che ho uno strano presentimento addosso...
Magari è della semplice paranoia, ma ho come l'impressione che vogliano incastrarmi. Come se volessero infilarmi in un piccolo spazietto dove c'è scritto il mio nome e lasciarmi lì, perché quello è il mio posto.
Don't count on me, cause I'm not listening.
E' tutta una strana impressione, è come se venissi spinto dagli eventi ad avere uno stile di vita differente, non mio. E' come se tutto ciò che ho intorno si fosse organizzato per dirmi che forse devo mettere un po' di più la testa a posto, forse devo impegnarmi un po' di più, rendere di più, fare di più, di più...
I'm sick of always hearing act your age.
Fosse solo questo la sensazione, alla fine dovrei esserci abituato, non sono mica un ragazzino. Ho le mie responsabilità e la mia vita da mandare avanti. Però la sensazione continua e si manifesta sotto forma di qualcosa che va storto ogni volta che non sei al tuo posto, ogni volta che provi ad alzare la testa.
I'm sick of being told to wait my turn.
Ogni volta che provi a ribellarti, a non farti infilare docile nel tuo piccolo spazietto con il nome, ogni volta che hai un'idea diversa dalle idee usuali, ogni volta che hai un parere tuo, ogni volta che esprimi un minimo di personalità, ogni volta arriva qualcosa che cerca di forzarti, ti punisce per esserti ribellato. Arriva puntuale la piccola ingiustizia del quotidiano, arriva il problema che ti obbliga a scendere a compromessi per risolverlo, arriva il solito rospo da ingoiare.
E tu non sai mai che fare, subire o reagire? Subire in silenzio, aspettando la prossima occasione o reagire rischiando ancora di più?
Sinceramente non lo so.
E mi chiedo: fino a quando avrò la forza, la voglia e la testa abbastanza dura per non farmi incastrare in maniera definitiva in quel maledetto loculo con il mio nome sopra?
Più ci penso e più un ritornello mi ronza in testa... e lo canticchio quando la sensazione si fa più forte
I don't want to waste my time
become another casualty of society.
I'll never fall in line
Become another victim of your conformity
And back down.
Canto e sorridendo penso che forse è solo l'effetto della botta in testa che ho preso l'altra sera, quando stavo per fare una brutta fine con la macchina.
Oppure forse c'è una parte di me non si piegherà poi così facilmente, che riuscirò ad infilare il piede prima che mi chiudano dentro e che questa parte di me forse non crescerà mai. Chi lo sa?
Probabilmente un po' entrambe. O semplice paranoia.
Continuo a canticchiare che è meglio.
Quando ho l'ispirazione, non ho sottomano possibilità di scrivere.
Quando ho possibilità di scrivere, non ho l'ispirazione.
Se non riesco a ri-sincronizzarmi, sono cavoli.
Penso di avere realmente bisogno di almeno una buona notizia... Al solito, se c'è un qualcosa che ti va storto, poi piano piano tutto il resto inizia ad andare in vacca.
Stringi i denti e vai avanti, sperando che almeno una piccola cosa accada, qualcosa di piacevole, giusto per farti credere che non navighi realmente nella merda.
P.s. Se volete passare una serata divertente, non andate al cinema a vedere "Tutta la vita davanti". E' angosciante, uno dei film più angoscianti che abbia mai visto. Un concentrato di angoscia, sfiga e malessere tale che una corda e un po' di sapone sembrano allettanti in confronto... E questo nonostante durante il film mi ripetevo: "E' un film... è tutto finto... è come il sangue negli horror... è finto, non è reale..."